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Mi chiamo Antonio Salvati e sono uno storico delle religioni.

Il mio interesse per il fenomeno religioso in Rete nasce nel 2017, quando ho provato ad unire le mie competenze nel campo della comunicazione digitale e in quello della storia delle religioni per analizzare il fenomeno, e le applicazioni storiche, religiose e sociali, della digital religion.

Ho iniziato ad analizzare le Fanpage di Facebook dei leader religiosi e ho scoperto la diffusione, sviluppata particolarmente in Italia  a mo’ di edicole votive 4.0, delle Pagine dedicate al culto dei Santi e delle anime del Purgatorio.

Nel periodo del Covid, dove l’uso a scopo religioso delle piattaforme digitali è stato impressionante, ho iniziato a riflettere sull’idoneità degli spazi digitali per la celebrazione dei riti e dell’autenticità dell’esperienza religiosa negli spazi digitali. In particolar modo mi sono concentrato sull’elaborazione di un modello metodologico per l’analisi funzionale del rito celebrato online. 

Risale al periodo della pandemia anche un altro interesse di ricerca relativo allo svilupparsi di un nuovo senso della morte  il cui percorso di presa di coscienza, però, sembra essersi impantanato negli spazi digitali e nella loro capacità di diventare luoghi per il ricordo e, addirittura, un vero e proprio aldilà digitale in grado di produrre un rinvio della morte nella società contemporanea.

Pur non essendo uno specialista né di pāli né di sanscrito, ho studiato il buddhismo, la sua diffusione in Occidente e i metodi di autoconsapevolezza (dzogchen) tramandanti da millenni sia nelle scuole vajrayana tibetane sia nella religione autoctona del Tibet: il bön. Grazie a questo mio interesse sto sviluppando il progetto Digital Dharma, studiando le comunità, le pratiche e le esperienze dei buddhismi negli spazi digitali.

Osservo con interesse la nascita di ulteriori spazi digitali e di esperienza religiosa come quelli che potrebbero essere prodotti dalle tecnologie che comporrebbero il Metaverso.

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